Siamo ormai abituati ai cambiamenti climatici stagionali, ma quello che si sta verificando negli ultimi anni inizia a destare una certa preoccupazione. Le ondate di caldo, così come le ondate di gelo, ci sono sempre state; imprevedibili, certo; intense, va bene. La loro caratteristica principale era però rappresentata dall’estrema episodicità, ed era anche ciò che le rendeva appunto “eccezionali”.

Quello che maggiormente spaventa del quadro climatico attuale, è la totale mancanza di logica nelle stagioni che si susseguono. Inverni caldissimi seguiti da inverni freddi e molto nevosi, seguiti a loro volta da altri miti ed asciutti. Le estati sono ormai delle primavere avanzate o degli autunni anticipati. Non parliamo delle mezzestagioni, ormai completamente estinte; vero, questa non è una grande notizia: è fin da bambino che sento dire “eeehh…non ci sono più le mezzesatagioni”. D’accordo, ma le stagioni almeno c’erano, eccome!

Il quadro complessivo stagionale si configura come un unico ciclo annuale quasi omogeneo, con escursioni termiche stagionali sempre meno marcate, intervallato da periodi di precipitazioni intensamente eccezionali, ma non più tanto infrequenti da ricadere nell’ “eccezionalità”. Concetto cervellotico, ma rileggendolo, probabilmente sensato 😀

Tutto questo non si ripercuote solo sulle nostre abitudini, ma sopratutto sulle abitudini del nostro ecosistema: piante, animali, e chiaramente non posso escludere i funghi

Capita così di vedere più tagli dell’erba negli stessi campi rispetto alla norma….

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di constatare l’abbondanza di alcuni frutti e la carenza di altri più bisognosi del caldo estivo

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Per non parlare dei funghi: sono quelli che ci stanno capendo meno di tutti 😀

Sul nostro appennino in particolare, non ricordo un autunno così difficile per il procino nero, e quindi anche per l’ovulo. Purtroppo questi funghi, così amanti dei boschi termofili, abituati a nascere su terreni e nelle serre naturali formate dalle macchie riscaldate durante i mesi estivi, hanno accusato più di altri l’eccessiva freschezza delle temperature di quest’anno.

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Gli unici funghi a godere di un clima simile, sono quelli a proprio agio nel clima fresco e umido autunnale. Il problema è che loro già a Giugno se lo stavano godendo……

Finferle, trombette, steccherini, galletti: mai ne ho visti in grande quantità come quest’anno

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Anche salendo di quota le cose non migliorano. Con un Ottobre simile, estremamente mite ed umido, in altri anni si sarebbero trovati montagne di porcini. Invece, ho visto soltanto montagne di persone nei boschi a Settembre, quando si confidava in raccolte storiche. Ora, preso atto della situazione, ci si ritrova soli nei boschi con gli animali selvatici: non che si stia poi così male, eh! :-D. Anche per i colori autunnali non è stata una grande annata: hanno colorato le chiome per pochi giorni, poi, un solo giorno di pioggia simil tropicale, li ha letteralmente abbattuti

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Nei boschi di faggio e abete pochissime Amanita muscaria facevano presagire ad una stagione problematica anche per i Boletus edulis

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Infatti, le nascite sono state molto blande, e i km da percorrere per trovare un discreto numero di funghi erano davvero sproporzionati

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Se inoltre ci mettiamo la qualità media non propriamente eccelsa, si doveva per davvero essere degli amanti della camminata 🙂

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Come già scritto negli articoli precedenti, quando il terreno non offre la spinta necessaria sopratutto in termini di calore, anche i funghi ne risentono, e la qualità media, a parte pochi casi, non è mai buona

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rimane la bellezza dei luoghi, con i vecchi protagonisti del bosco

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costretti alle bizzarie climatiche: in una rotazione repentina e casuale di sole, vento, pioggia, nebbia e temperature spesso sballate rispetto alla norma

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adattandosi finchè potranno a queste stagioni completamente rivoltate rispetto alle tante già vissute

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un fragile equilibrio già compromesso da anni, che rapidamente porterà molti cambiamenti nell’aspetto e nel ciclo vitale dei nostri boschi

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Tornando al titolo del post, la situazione per quanto già anomala e complicata sull’ alto appennino, è addirittura peggiorata negli ultimi giorni, quando pioggia intensissima (in particolare il 13/10 con circa 250/300 mm di pioggia in poche ore sul crinale della Val Parma) ha chiuso definitivamente la stagione – mai effettivamente aperta – causando frane, crolli e smottamenti nelle strade lungo la vallata, e alluvioni in città per le piene dei torrenti già ingrossati dalla pioggia dei giorni precedenti

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L’intera valle ha dovuto quindi sopportare un quantitativo di pioggia smisurato rispetto alla capacità di assorbenza del terreno, e passeggiando per la campagna in questi giorni, sono numerosi ed evidenti i segni lasciati dal passaggio delle acque

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non tutti gli esseri si sono accorti dell’Autunno inoltrato, succede perciò di ritrovare reminiscenze primaverili

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nonostante si sia già in prossimità di un Inverno quanto mai imprevedibile

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cercando di concentrarsi sul calendario per vivere ancora quello spicchio di Autunno rimasto fingendo sia “normale”, raccogliendo gli ultimi frutti di questa pazza stagione ormai divenuta ordinaria: le castagne 😀

Alla prossima!

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